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Bastet
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mwcaBastet (anche mwcqBastit) è una mwcgdivinità egizia appartenente alla mwcwreligione dell'antico Egitto, venerata già a partire dalla mwdaII dinastia (2890 a.C.cite-ref-1[1]). Col nome di mweqBast, era originariamente la dea della mwegguerra nel mwewBasso Egitto, la regione del mwfadelta del Nilo, prima dell'unificazione delle culture dell'Egitto (cioè fino al 3100 a.C. circacite-ref-2[2]); nel corso dei secoli fu rappresentata con le sembianze di gatta, assumendo caratteristiche miti e protettivecite-ref-4-3-0[3]. Il suo nome può anche essere traslitterato come mwhqBaast, mwhgUbaste e mwhwBasetcite-ref-4[4]. Nella mwjamitologia greca era anche nota come mwjqAiluros (dal mwjggreco mwjwáilouros, gatto)cite-ref-0-5-0[5]. Era una delle più importanti e venerate divinità dell'mwlaAntico Egitto, dea della casa, dei gatti, delle donne, della fertilità e delle nascitecite-ref-5-6-0[6].
Contents
• Storia
• Nome
• Bubasti
• Miti
• Note
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Storia
Dal Periodo arcaico al Nuovo Regno: Bast
Le varie culture dell'mwpwEgitto arcaico, confluite in una all'unificazione del Paese (ca. mwqa3125 a.C.), avevano diverse divinità con le stesse funzioni e gli stessi attributi iconografici: nel III millennio a. C., Bastet o, più correttamente, Bast (nome con cui fu nota fino al mwqqPeriodo tardo) era rappresentata sia integralmente come leone sia come donna con la testa di leonecite-ref-1-7-0[7]. Sin dai tempi dei mwrgTesti delle Piramidi (mwsaV e mwsqVI dinastia), Bast era immaginata sia come madre protettiva che come terribile vendicatricecite-ref-8-8-0[8]; una formula raccomanda di dichiararsi mwtgfigli di Bastet per sfuggire alle mwtwepidemiecite-ref-8-8-1[8]. Il leone era considerato la più feroce belva africana; gli antichi osservavano le leonesse cacciare in gruppo: ebbe così origine la rappresentazione di Bast come dea della guerra e protettrice delle Due Terre. Nell'mwvaAlto Egitto, la dea-leonessa mwvqSekhmet ne fu la corrispettiva divinità leonina della guerra. Diversamente da molte divinità fuse in un'unica entità con l'unione delle Due Terre, Bast e Sekhmet rimasero ancora per molto tempo due personalità ben distinte nel pantheon egizio.
Il pantheon dell'antica religione egizia era in costante evoluzione. Durante la mwvwXVIII dinastia, mwwaTebe divenne la capitale del Paese: in questo modo mwwqAmon, patrono della città, divenne la suprema divinità nazionale. I sacerdoti del tempio di Amon ebbero modo di modificare i livelli d'importanza e di influenza degli altri dei; per esempio, mwwgAmon-Ra acquisì un'importanza fondamentale nel mwwwNuovo Regno. Tuttavia, le differenze di significato che Bast e Sekhmet assunsero nelle rispettive regioni d'influenza ne impedì la fusione in un'unica divinità. In questa epoca, il ruolo di Bast come dea della guerra cominciò ad attenuarsi a favore di Sekhmet, che a sua volta andava prendendo connotati di grande violenza e ferociacite-ref-5-6-1[6].
Fu durante il Nuovo Regno che gli mwyqscribi cominciarono ad aggiungere il suffisso femminile al suo nome, passando dalla grafia mwygBast a mwywBastet. Probabilmente apportarono questa modifica per evidenziare la mwzat finale, propria appunto dei nomi femminili, che spesso non veniva pronunciatacite-ref-1-7-1[7]. Questo nuovo nome avrebbe avuto maggiore successo fra gli egittologi.
Il Periodo tardo: Bastet
Gli egittologi Turner e Bateson stimano che durante la mwcwXXII dinastia (945 a.C. - 715 a.C.cite-ref-9[9]), l'antica Bast passò dall'essere una dea leonina al venire definitivamente rappresentata come una divinità protettiva e rassicurante dalle sembianze di mweagattocite-ref-4-3-1[3], mentre, viceversa, Sekhmet veniva descritta come particolarmente violenta e temibilecite-ref-5-6-2[6]. Poiché i gatti domestici tendono ad avere un comportamento mite e protettivo nei confronti del padrone e della sua casa, così gli egiziani cominciarono a vedere Bastet come una buona madre, spesso raffigurata insieme a cuccioli di gattocite-ref-2-10-0[10]cite-ref-5-6-3[6]. Un amuleto di Bastet attorniata da gattini era frequente fra le donne che desideravano una gravidanza: tanti cuccioli quanti figli si sperava di avere.
Assimilazione con le dee Uadjet, Mut e Iside
In quanto madre divina e, più nel dettaglio, divinità protettrice del mwkgBasso Egitto, Bastet fu spesso associata alla dea mwkwUadjet, la principale patrona del Basso Egittocite-ref-11[11]. Assunse infine il nome di mwmaUadjet-Bast, in parallelo con l'accostamento fra Sekhmet e mwmqNekhbet, patrona principale dell'Alto Egitto (la dea Sekhmet-Nekhbet). Alla fine, la sua posizione di preminenza nel Basso Egitto la portò a essere legata con la più importante dea mwmgMut, la cui influenza si era notevolmente accresciuta insieme a quella di Amon-Ra: risultato di questo mwmwsincretismo fu la dea mwnaMut-Uadjet-Bast. Subito dopo, nel costante mutamento del pantheon egizio, Mut assunse anche l'identità di Sekhmet-Nekhbet.
L'emergere di divinità simili portò a una certa confusione teologica: alcuni documenti conferiscono a Bastet l'epiteto di mwngSignora del mwnwsistro (più pertinente con la dea mwoaHathor), altri la presentano come un aspetto di mwoqIside (anche Mut fu assimilata a Iside), mentre i greci la videro come una divinità lunare piuttosto che come solare; Bastet era, in origine, una dea decisamente legata al solecite-ref-2-10-1[10].
Il Periodo tolemaico
I nativi sovrani egizi furono sostituiti, con interruzioni, da re persiani (dal mwqa525 a.C.cite-ref-12[12]) fino all'instaurazione della mwrqDinastia tolemaica, che governò il Paese per tre secoli (mwrg332 a.C. - mwrw30 a.C.cite-ref-13[13]). I faraoni tolemaici preservarono le pratiche e le credenze tradizionali dell'Egitto, ma spesso interpretandole in relazione alla loro personale cultura greca. Così, alla già complessa teologia di Bastet, si aggiunse una certa ellenizzazione della dea, che prese anche il nome di mwtaAiluros (dal greco mwtqáilouros, gatto)cite-ref-0-5-1[5], divenendo inoltre un aspetto di mwugArtemide, dea greca della lunacite-ref-5-6-4[6]. Così, per adattarsi alla mitologia greca, Bastet fu resa sorella di mwvwHorus, identificato come mwwaApollo (fratello di Artemide), e di conseguenza figlia di divinità estremamente importanti nella tarda religione egizia, mwwqIside e mwwgRa. Quando i Tolomei caddero e mwwwRoma prese il loro posto in Egitto (30 a.C.), l'interpretazione latina delle divinità egizie rimase conforme a quella greca. Dopo l'avvento del mwxaCristianesimo e dell'mwxqIslam, nel mwxgVI secolo rimanevano solo poche vestigia delle antiche credenze egizie, benché il culto di Iside abbia accompagnato il mwxwpaganesimo fino alla finecite-ref-14[14].
Nome
Bastet, nome generalmente usato dagli studiosi per riferirsi a lei lungo tutta la storia del suo culto per via del suo uso da parte delle ultime dinastie, è una convenzione moderna basata su una ricostruzione linguistica, peraltro dibattutacite-ref-5-6-5[6]. Nell'Egitto arcaico, il suo nome era mw2qbꜣstcite-ref-5-6-6[6], generalmente riportato come mw3gBast. Nella scrittura egizia, la mw3wt finale indicava il genere femminile, ma non veniva solitamente pronunciata; l'mw4aaleph ( mw4qꜣ ) potrebbe essere retrocesso di una posizione, rendendo mw4gꜣbstcite-ref-1-7-2[7]. Così, durante il primo millennio della sua storia, il nome mw5wbꜣst della dea fu forse letto come mw6a*Ubaste o mw6q*Ubastat, divenendo mw6gOubaste in lingua coptacite-ref-1-7-3[7]. Durante le dinastie successive, il culto della dea persistette, ma perse importanza a favore di mw7wAmon e delle altre divinità tebane (mw8aXVIII dinastia), assumendo il nome di mw8qBastet, con il suffisso femminile definitocite-ref-5-6-7[6]. Quest'ultima grafia del nome fu largamente documentata in antichità, divenendo la forma più familiari agli studiosi. Durante la mw9gXXII dinastia, la transizione da Bast a Bastet era perfettamente compiuta.
mwaqmbꜣst (Bast)
talvolta anche
mwarqbꜣstt (Bastet)
Significato del nome
Il significato esatto del suo nome sfugge ai moderni studiosicite-ref-1-7-4[7]. Un recente tentativo di interpretazione compiuto da Stephen Quirke (mwasiAncient Egyptian Religioncite-ref-3-15-0[15]) traduce Bastet con mwascQuella dell'unguentario/Quella del vaso d'unguenticite-ref-3-15-1[15]cite-ref-5-6-8[6]. Tale lettura deriva dall'osservazione che il suo nome è scritto con il geroglifico del vaso d'unguenti (mwatabꜣs); forse la dea era associata a certi unguenti protettivi o a pomate sacre, fra le altre cosecite-ref-1-7-5[7]. Il nome del materiale noto come mwatumwatyalabastro potrebbe derivare, con la mediazione della mwatclingua greca, dal nome di Bastetcite-ref-6-16-0[16].
Ruolo e culto
Alle origini Bastet era una dea-leonessa del culto solare, simboleggiante il calore benefico del sole, adorata per la sua potenza, la sua forza, la sua bellezza e la sua agilità (e come tale fu venerata per la maggior parte della storia egiziacite-ref-2-10-2[10]), ma col tempo venne sempre più assimilata ai culti lunari e ai gatticite-ref-2-10-3[10]. Quando l'influenza mwauygreca si estese sulla società mwaucegiziana, Bastet divenne definitivamente solo una dea lunare, in quanto i mwaugGreci la identificarono con mwaukArtemide, dea greca della lunacite-ref-5-6-9[6].
Come patrona del mwau8Basso Egitto era anche protettrice del mwavafaraone e perciò accostata alla principale divinità maschile, mwaveRa, il solecite-ref-17[17]. Insieme ad altre dee leonine, fu talvolta rappresentata come incarnazione dell'mwavyocchio di Ra (od occhio di Horus). È stata anche raffigurata nell'atto di combattere il malvagio serpente mwavcApopi, acerrimo nemico di Racite-ref-5-6-10[6]cite-ref-18[18].
Venivano talvolta create immagini di Bastet in mwawealabastro, materiale che forse, con la mediazione della lingua greca, prende il nome proprio dalla dea (mwawia-la-Bastet, che in antico egizio vuol dire mwawmvaso di Bastet)cite-ref-6-16-1[16]. Poteva essere raffigurata nell'atto di suonare un sistro cerimonialecite-ref-5-6-11[6] mentre impugna con l'altra mano un'mwawwegida, talvolta decorata con una testa di leone.
Il suo nome era associato ai preziosi vasi e recipienti in cui gli egizi conservavano gli unguenti utilizzati come profumi. Venne perciò onorata anche come dea dei profumi (funzione condivisa col dio mwaw4Nefertum)cite-ref-5-6-12[6], acquisendo l'epiteto di mwaxmprotettrice profumata. Era inoltre invocata contro le malattie contagiose, le epidemie e gli spiriti malignicite-ref-5-6-13[6].
Un epiteto tipico di Bastet è:
mway8nbt ins (Signora delle Bende)
difatti, nei mwazemwaziTesti dei sarcofagi, Bastet ha una menzione come protettrice dei morticite-ref-5-6-14[6].
Centri di culto
Bubasti
Centro del culto di Bastet era la città di Par-Bastet (chiamata mwaaiBubasti dai mwaamgreci, attuale mwaaqZagazig) nella regione del mwaaudelta del Nilocite-ref-8-8-2[8], dove - secondo mwaaoErodoto, storico mwaasgreco che visitò l'Egitto nel mwaawV secolo a.C. - si svolgevano anche festeggiamenti periodici in onore della dea, comprendenti processioni di mwaa0barche sacre e riti orgiastici, e dove è stata rinvenuta una necropoli di gatti sacri mwaa4mummificati, con relativo mwaa8tempiocite-ref-5-6-15[6]. Nelle sue mwabqStorie, lo storico greco ha lasciato una descrizione del grande tempio di Bastet a Bubasti:
«Il suo santuario è disposto così. A parte l'ingresso, per il resto è un'isola. Dal
Nilo
partono due canali che non comunicano tra di loro, ma ciascuno si estende fino all'ingresso del santuario; uno scorre intorno al santuario da una parte, uno dall'altra; entrambi sono larghi cento piedi ed ombrosi d'alberi. I propilei sono alti dieci orge e ornati con figure di sei cubiti, degne di menzione; poiché il santuario è al centro della città, quando si gira intorno, esso dall'alto si può vedere da ogni parte: è visibile perché il livello della città è stato sollevato con terrazzamenti mentre il santuario non si è mosso, rimanendo così come fu costruito in origine. Gli corre tutto intorno un muro scolpito con figure. Dentro c'è un bosco di alberi grandissimi che cresce intorno a un grande tempio; nel tempio c'è la
statua
di culto; su ogni lato la lunghezza e la larghezza del santuario sono di uno
stadio
. Di fronte all'ingresso c'è una strada lastricata in pietra, lunga al massimo tre stadi: attraverso il mercato la strada si dirige a oriente ed è larga circa quattro
pletri
: da una parte e dall'altra della strada crescono alberi, alti fino al cielo: la strada porta al santuario di
Hermes
.»
(Erodotocite-ref-19[19])
La descrizione di Erodoto, così come vari testi egizi, mostrano che il tempio era circondato dall'acqua per tre lati su quattro, formando un lago noto come mwabwisheru, non dissimile da quello prospiciente il tempio della dea-madre mwab0Mut a mwab4Karnakcite-ref-7-20-0[20]. Tali bacini artificiali erano tipici di complessi templari dedicati a dee-leonesse, ritenute (anche con variazioni) figlie di mwacmRa: Bastet, Mut, mwacqTefnut, mwacuHathor e mwacySekhmetcite-ref-7-20-1[20]. Ciascuna di queste dee capaci di un'ira temibile doveva essere pacificata tramite un apposito ritualecite-ref-7-20-2[20]. Un mito narrava di una leonessa caduta nel lago del tempio, per poi uscirne tramutata in mite gatta e accolta nel santuariocite-ref-7-20-3[20].
Una scoperta recente: il Tempio di Berenice II ad Alessandria d'Egitto
Il culto di Bastet ebbe una immensa fortuna anche nelle ultime epoche della millenaria storia egizia. Nel mwadwgennaio del mwad02010 è stata resa nota la scoperta di un tempio d'mwad4epoca tolemaica dedicato alla dea, ad mwad8Alessandria d'Egitto, in un'area chiamata Kom el-Dikka - nel sito dove sorgeva l'antiche residenze dei sovranicite-ref-21[21]cite-ref-9-22-0[22]. Il Tempio, alto 60 metri e largo 15 metricite-ref-9-22-1[22], sarebbe appartenuto alla regina mwaewBerenice II, sposa del faraone mwae0Tolomeo III (regno: mwae4246 - mwae8222 a.C.)cite-ref-10-23-0[23]. Fra le rovine sono state rinvenute numerose statue e statuette della dea Bastet, e l'archeologo Mohammed Abdel-Maqsood, che ha guidato la spedizione, affermò che si trattava del primo luogo di culto dedicato a Bastet scoperto nella capitale tolemaica, fondata da mwafqAlessandro Magno intorno al mwafu331 a.C.cite-ref-10-23-1[23] Per come era adorata in tale Tempio, Bastet era assimilata alla mwafodea greca mwafsArtemide, dalle forti caratteristiche lunari, e assimilata al gatto - contrariamente al carattere solare e leonino, e al legame con Ra, che aveva sempre avuto nei secoli precedenticite-ref-9-22-2[22]. Il sito ha restituito anche sculture di altre divinità, oltre a ceramiche e un pozzo d'mwagaepoca romana. mwageZahi Hawass, allora segretario generale del mwagiSupremo Consiglio delle Antichità, ipotizzò che il Tempio sarebbe stato riutilizzato in epoche successive come cava di materiali da costruzione, data la mancanza di buona parte dei blocchi di pietracite-ref-10-23-2[23].
Il culto dei gatti
Gli antichi egizi addomesticarono i gatti che vivevano ai confini del mwahidelta del Nilo, originariamente per debellare i mwahmtopi che infestavano i granai. Col passare del tempo, non ci fu casa o tempio o edificio che non registrasse la presenza di almeno un gatto, tenuto peraltro con ogni cura. Quando uno di questi felini moriva, si dice che il padrone usasse radersi le sopracciglia in segno di lutto per l'animale e di rispetto nei confronti della dea.
Il culto di Bastet, e di conseguenza il mwahuculto dei gatti, raggiunsero una diffusione tale che il gatto in mwahyEgitto era protetto dalla mwahclegge. Era vietato fare loro del male o trasferirli al di fuori dei confini del regno dei mwahgfaraoni. Chi violava tali disposizioni, era passibile di pena di morte.
Nonostante le leggi egizie proibissero l'esportazione dei gatti, ritenuti animali sacri, i navigatori mwahofenici li contrabbandarono fuori del paese, facendone oggetto di commercio insieme ad altre merci preziose.
Miti
Mito "della Dea Distante"
Gli mwaiuEgizi avevano il mwaiyproverbio "Non si accarezza la gatta Bastet prima di aver affrontato la leonessa mwaicSekhmet". Bastet è infatti comunemente abbinata a sua sorella mwaigSekhmet, alla dea dalla testa di leone di mwaikMemphis, a mwaioUadjet e ad mwaisHathor. Tale modo di dire deriva dal mito chiamato "della Dea Distante": mwaiwRa, infuriato, provoca una siccità, evento terribile per gli egizi che vivevano delle piene del mwai0Nilo. Calmatosi, manda mwai4Thot (in altre versioni mwai8Shu) a cercare Bastet in mwajaNubia, dove la dea si era nascosta sotto forma di leonessa, ossia nelle vesti di mwajeSekhmet. Discendendo il mwajiNilo, Bastet si bagna nel fiume in una città sacra a mwajmIside, trasformandosi di nuovo in benefica dea-gatta, per poi entrare trionfante a Par Bastet, la città dei gatti, dove viene rintracciata da Thot/Shu. Per secoli gli egizi ripercorsero tale viaggio in venerazione dei gatti. Alcuni studiosi hanno interpretato il mito della Dea Distante come allegoria del controllo della mwajqsessualità femminilecite-ref-8-8-3[8].
Mito del principe Setne
La connessione di Bastet con la sfera mwajwerotica è meno velatamente oggetto del mito del principe Setna, uno dei mwaj0molti figli di mwaj4Ramses II. Essendosi innamorato della bella Taboubu, figlia di un sacerdote di Bastet, Setne organizza un incontro con la fanciulla nella "casa di Bastet" a mwaj8Menfi. Prima di coricarsi, Taboubu lo convince a cederle tutti i suoi averi. Setne Le concede inoltre di uccidere i suoi figli e darne le carni in pasto a mwakacani e mwakegatti. Al momento di abbracciarla, il principe si ritrova improvvisamente e inspiegabilmente nudo e solo in mezzo alla strada: si era trattato di un'mwakiallucinazione inflittagli dagli dei per punirlo del furto di un libro sacro a Thot dalla tomba di un principe di nome Neneferkaptahcite-ref-8-8-4[8].
Nella cultura di massa
• La dea è presente nel romanzo mwalafantasy mitologico mwalemwaliAmerican Gods di mwalmNeil Gaiman come guida del protagonista Shadow Moon.
• Nei libri mwalumwalyThe Kane Chronicles Bastet, con il nome di Bast, è un personaggio di supporto molto importante ai protagonisti.
• In mwalgStardust Crusaders, il terzo arco narrativo de mwalkmwaloLe bizzarre avventure di JoJo, Bastet è lo stand dell'antagonista Mariah.
• Bastet è la dea protettrice del mwalwWakanda nei fumetti mwal0Marvel e nel mwal4Marvel Cinematic Universe.
Note
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Bibliografia
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• Hart, George (2006). mwazgmwazkA Dictionary of Egyptian Gods and Goddesses. Routledge.
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